Elena Zecchi
Violino, Voce
Ermes Maffi
Chitarra Acustica, Voce
Gloria Zecchi
Flauti, Ocarina
Fabio Strada
Fisarmonica
Luca Giulianini
Clarinetto
Davide Balzani
Basso Acustico
Marco Raffoni
Batteria
Gli Tziganotchka sono nati nel 2001 dalla comune passione per la musica popolare. Molti componenti del gruppo provengono dalla Scuola di Musica Popolare di Forlimpopoli, nelle fila della cui Orchestrona hanno suonato o suonano tutt’ora.
Proprio dalla condivisione degli anni di studio alla Scuola di Forlimpopoli e della pratica della musica popolare in seno all’Orchestrona è nato il desiderio di proseguire questa esperienza e di coltivare l’amore per questa musica nella dimensione più intima e flessibile del gruppo. All’inizio infatti il repertorio degli Tziganotchka si sovrapponeva in buona parte a quello dell’Orchestrona della SMP di Forlimpopoli, opportunamente riadattato per la formazione più piccola; col tempo è andato poi ampliandosi e modificandosi, arricchito dalle proposte e dalle scelte dei singoli membri del gruppo, dettate dai propri gusti personali, anche se sempre sotto il minimo comun denominatore dell’appartenenza al vasto e multiforme universo della musica popolare.
Le nostre intenzioni non sono filologiche: non ci sentiamo i custodi di una tradizione in via di estinzione da proteggere mantenendola inalterata e difendendola da ogni contaminazione di elementi estranei e inquinanti. Prima di tutto ci mancano le competenze necessarie per svolgere questo compito di tipo museale; secondo, e ancora più importante, non c’interessa trattare la musica popolare come una reliquia da imbalsamare e da mettere sotto vetro, esposta all’adorazione del pubblico. Quello che ci piace nella musica popolare e per cui l’amiamo è la sua forza espressiva, la sua capacità di trasmettere emozioni, quelle più semplici, forti e comuni a tutti: amore, gioia, tristezza, nostalgia, malinconia; il suo alternarsi fra invito alla danza e all’euforia, e struggente malinconia per le amarezze della vita; e a volte il mescolare le due cose insieme, come la musica balcanica ad esempio sa ben fare. In fondo, questi sono ancora oggi i pregi della miglior musica pop(olare), se non venissero spesso schiacciati sotto il peso degli interessi economici.
La musica popolare è sempre stata questo: espressione e rispecchiamento delle emozioni che accomunano tutti, e colonna sonora dei momenti di festa e di cerimonia che scandivano il calendario e la vita delle persone comuni. E’ sempre stata al servizio della vita, delle feste e dei momenti speciali, strumento per il ballo, e non ha mai preteso un ruolo da protagonista.
La musica popolare, come tutte le musiche, si è sempre nutrita di tutto ciò che ha trovato intorno a sé, delle influenze e degli stimoli con cui veniva a contatto, si è sempre trasformata e non è mai rimasta identica a se stessa. Perciò pensiamo che trattarla come una reliquia da conservare intatta e immutabile potrà rispettarne sì la forma, ma non lo spirito.
Per questo ci piace mescolare tutto quello che passa sotto il nome generico di “musica popolare”: arie irlandesi, walzer francesi, tarantelle calabresi, saltarelli del centro Italia, cocek zingari, musica balcanica e klezmer; non solo alternandoli, ma anche fondendoli insieme.
E sempre per questo ci sentiamo a nostro agio soprattutto nei contesti dove la musica serve a creare lo spirito e l’ambiente adatto per eventi di cui essa è solo una parte: feste di piazza, sagre di paese, animazione di strada, matrimoni, osterie, ristoranti ecc. Ci piace avere un rapporto diretto con le persone, uno scambio reciproco, e perciò preferiamo suonare in mezzo a loro piuttosto che su un palco, anche se ovviamente facciamo anche “concerti”, nel senso comune del termine. Una grande soddisfazione è stata per noi aver suonato ad una premiazione di cuochi internazionali all’interno delle Feste Artusiane di Forlimpopoli, ed aver ricevuto i complimenti di un cuoco israeliano, di nome Moshe Basson, che ci ha detto di come i pezzi klezmer da noi suonati gli avevano fatto ricordare della sua infanzia e della sua famiglia.
Lungo il loro cammino, gli Tziganotchka hanno comunicato e condiviso la loro passione musicale anche con nuovi amici che non hanno partecipato all’esperienza della SMP di Forlimpopoli e la formazione si è ampliata e modificata negli anni; in particolare abbiamo attraversato un notevole rinnovamento nel corso del 2005. Ed è di qui che il nostro cammino è ripreso e prosegue; verso quale meta, si vedrà. Ma d’altronde, per gli zingari ciò che importa è andare, non la destinazione del cammino…
Proprio dalla condivisione degli anni di studio alla Scuola di Forlimpopoli e della pratica della musica popolare in seno all’Orchestrona è nato il desiderio di proseguire questa esperienza e di coltivare l’amore per questa musica nella dimensione più intima e flessibile del gruppo. All’inizio infatti il repertorio degli Tziganotchka si sovrapponeva in buona parte a quello dell’Orchestrona della SMP di Forlimpopoli, opportunamente riadattato per la formazione più piccola; col tempo è andato poi ampliandosi e modificandosi, arricchito dalle proposte e dalle scelte dei singoli membri del gruppo, dettate dai propri gusti personali, anche se sempre sotto il minimo comun denominatore dell’appartenenza al vasto e multiforme universo della musica popolare.
Le nostre intenzioni non sono filologiche: non ci sentiamo i custodi di una tradizione in via di estinzione da proteggere mantenendola inalterata e difendendola da ogni contaminazione di elementi estranei e inquinanti. Prima di tutto ci mancano le competenze necessarie per svolgere questo compito di tipo museale; secondo, e ancora più importante, non c’interessa trattare la musica popolare come una reliquia da imbalsamare e da mettere sotto vetro, esposta all’adorazione del pubblico. Quello che ci piace nella musica popolare e per cui l’amiamo è la sua forza espressiva, la sua capacità di trasmettere emozioni, quelle più semplici, forti e comuni a tutti: amore, gioia, tristezza, nostalgia, malinconia; il suo alternarsi fra invito alla danza e all’euforia, e struggente malinconia per le amarezze della vita; e a volte il mescolare le due cose insieme, come la musica balcanica ad esempio sa ben fare. In fondo, questi sono ancora oggi i pregi della miglior musica pop(olare), se non venissero spesso schiacciati sotto il peso degli interessi economici.
La musica popolare è sempre stata questo: espressione e rispecchiamento delle emozioni che accomunano tutti, e colonna sonora dei momenti di festa e di cerimonia che scandivano il calendario e la vita delle persone comuni. E’ sempre stata al servizio della vita, delle feste e dei momenti speciali, strumento per il ballo, e non ha mai preteso un ruolo da protagonista.
La musica popolare, come tutte le musiche, si è sempre nutrita di tutto ciò che ha trovato intorno a sé, delle influenze e degli stimoli con cui veniva a contatto, si è sempre trasformata e non è mai rimasta identica a se stessa. Perciò pensiamo che trattarla come una reliquia da conservare intatta e immutabile potrà rispettarne sì la forma, ma non lo spirito.
Per questo ci piace mescolare tutto quello che passa sotto il nome generico di “musica popolare”: arie irlandesi, walzer francesi, tarantelle calabresi, saltarelli del centro Italia, cocek zingari, musica balcanica e klezmer; non solo alternandoli, ma anche fondendoli insieme.
E sempre per questo ci sentiamo a nostro agio soprattutto nei contesti dove la musica serve a creare lo spirito e l’ambiente adatto per eventi di cui essa è solo una parte: feste di piazza, sagre di paese, animazione di strada, matrimoni, osterie, ristoranti ecc. Ci piace avere un rapporto diretto con le persone, uno scambio reciproco, e perciò preferiamo suonare in mezzo a loro piuttosto che su un palco, anche se ovviamente facciamo anche “concerti”, nel senso comune del termine. Una grande soddisfazione è stata per noi aver suonato ad una premiazione di cuochi internazionali all’interno delle Feste Artusiane di Forlimpopoli, ed aver ricevuto i complimenti di un cuoco israeliano, di nome Moshe Basson, che ci ha detto di come i pezzi klezmer da noi suonati gli avevano fatto ricordare della sua infanzia e della sua famiglia.
Lungo il loro cammino, gli Tziganotchka hanno comunicato e condiviso la loro passione musicale anche con nuovi amici che non hanno partecipato all’esperienza della SMP di Forlimpopoli e la formazione si è ampliata e modificata negli anni; in particolare abbiamo attraversato un notevole rinnovamento nel corso del 2005. Ed è di qui che il nostro cammino è ripreso e prosegue; verso quale meta, si vedrà. Ma d’altronde, per gli zingari ciò che importa è andare, non la destinazione del cammino…








